In un impianto solare termico il calore captato dai pannelli deve arrivare fino al bollitore o al puffer dove viene accumulato, ed è il fluido solare (in genere acqua glicolata) a trasportarlo. Per farlo circolare esistono due strade molto diverse: la circolazione naturale, che si basa sul semplice movimento convettivo del fluido caldo, e la circolazione forzata, che usa un circolatore elettrico pilotato da una centralina. Non sono intercambiabili a piacere: la scelta dipende soprattutto da come e dove si può installare l'accumulo rispetto ai pannelli. Vediamo come funzionano e quando ha senso l'una o l'altra.
Circolazione naturale: il principio del termosifone
Negli impianti a circolazione naturale (spesso chiamati "a termosifone" o "circolazione spontanea") il fluido scaldato nei pannelli tende a salire perché meno denso, mentre quello più freddo nell'accumulo scende verso i collettori: si crea un moto convettivo continuo, senza bisogno di alcun componente elettrico. Perché questo funzioni, però, l'accumulo deve trovarsi sopra il livello dei pannelli, in genere appoggiato direttamente sopra la struttura di copertura o su un cavalletto accanto ai pannelli stessi.
Il vantaggio principale è la semplicità: nessun circolatore, nessuna centralina, nessun assorbimento elettrico e, di conseguenza, meno componenti che possono guastarsi. Per questo motivo la circolazione naturale è diffusa soprattutto nei kit solari compatti (pannello e bollitore in un unico blocco) destinati a utenze semplici, come una seconda casa o un'abitazione con pochi occupanti. Il limite è altrettanto chiaro: il vincolo di posizionamento. Se il tetto non può ospitare un accumulo in vista, se ci sono limiti estetici o di carico strutturale, o se l'acqua calda deve arrivare a un bollitore già esistente in centrale termica o in cantina, la circolazione naturale semplicemente non è applicabile.
Circolazione forzata: più flessibilità, più controllo
Negli impianti a circolazione forzata l'accumulo può stare ovunque convenga, anche molto più in basso dei pannelli: in centrale termica, in un locale tecnico, in cantina. A mettere in moto il fluido è un circolatore, mentre una centralina solare differenziale confronta in continuo la temperatura rilevata da una sonda sul pannello con quella rilevata da una sonda nella parte bassa dell'accumulo: solo quando la temperatura del pannello supera quella dell'accumulo di una soglia impostata (tipicamente qualche grado), la centralina accende il circolatore. Appena la differenza si riduce, la centralina lo spegne, evitando di far circolare inutilmente fluido freddo o di raffreddare l'accumulo nelle ore senza sole.
Questo controllo elettronico è anche il motivo per cui la circolazione forzata, oltre a liberare i vincoli di posizionamento, permette una gestione più precisa dell'impianto: molte centraline mostrano le temperature in tempo reale, alcune gestiscono più circuiti (ad esempio pannelli e integrazione al riscaldamento) e alcune integrano funzioni di sicurezza come il raffrescamento notturno del pannello o la protezione dal surriscaldamento estivo del fluido. Chi sceglie la circolazione forzata lavora di norma con una centralina solare con circolatore dedicata, dimensionata in base al numero di pannelli e alla lunghezza delle tubazioni.
Quali altri componenti servono
Un impianto a circolazione forzata, rispetto a uno a circolazione naturale, richiede qualche componente in più oltre a centralina e circolatore: le sonde di temperatura, un'alimentazione elettrica dedicata (anche minima, dato il basso consumo del circolatore) e gli accessori di sicurezza propri di un circuito solare in pressione, come il vaso di espansione dedicato e le valvole di sfiato aria. Sono componenti che vale la pena scegliere con attenzione in fase di progetto, perché incidono sia sull'affidabilità dell'impianto che sulla facilità di manutenzione negli anni successivi.
Come scegliere tra le due soluzioni
Non c'è una soluzione "migliore" in assoluto: la domanda giusta non è quale impianto renda di più, ma quale sia installabile nella situazione specifica. La circolazione naturale conviene quando si può posizionare l'accumulo sopra i pannelli senza vincoli particolari, tipicamente con kit compatti per utenze semplici: in questi casi la semplicità impiantistica è un vantaggio concreto, perché non c'è nulla da alimentare elettricamente e nulla da programmare. La circolazione forzata diventa necessaria, e non solo preferibile, in tutti i casi in cui l'accumulo non può stare sopra i pannelli: impianti integrati con il riscaldamento, abitazioni con più occupanti e accumuli di maggior volume, bollitori collocati in centrale termica, coperture dove non è possibile o consentito installare un serbatoio in vista. Nella maggior parte delle ristrutturazioni e delle nuove installazioni residenziali in Italia, dove l'accumulo si trova spesso in un locale tecnico separato dal tetto, è di fatto la configurazione più diffusa.
Chi sta valutando quanti pannelli e quanti litri di accumulo servono per il proprio fabbisogno dovrebbe definire anche questo aspetto nella stessa fase di progetto, perché cambia la disposizione dei componenti e, in qualche caso, anche la scelta dei pannelli più indicati: ad esempio, in un impianto a circolazione naturale con accumulo sopra i pannelli, il peso e l'ingombro della soluzione scelta hanno un peso maggiore rispetto a un impianto forzato con accumulo a terra.
Per approfondire centraline, circolatori e tutti gli accessori per la circolazione forzata, la gamma completa è consultabile nella sezione Solare Termico del catalogo, dove ogni prodotto riporta la scheda tecnica con le caratteristiche specifiche: in caso di dubbio su una configurazione particolare, è sempre la scheda tecnica del singolo componente il riferimento più preciso per verificarne la compatibilità con il resto dell'impianto.


